NOI VICINI AI MARO'. LUI NON E' D'ACCORDO. Replichiamo
In relazione al suo messaggio di vicinanza trasmesso ai due marò (http://www.gazzettadisondrio.it/40624-messaggio_ai_due_maro____2013marzo...), che sottintende un evidente pre-giudizio di innocenza o, addirittura, di immunità, forse sarebbe il caso di attendere accertamenti sulla loro eventuale responsabilità in ordine ai gravi fatti di cui sono imputati in India.
A meno di pensare che la vita di due pescatori indiani non valga nulla, o che la giustizia indiana sia una cosa poco seria.
Tutto ciò, ovviamente, al netto della pessima gestione della vicenda da parte del governo italiano.
Cordialità.
Giuseppe Schenatti
Nostra nota
Intanto trascrivo il mio messaggio perché tutti i lettori lo abbiano presente e possano giudicare come ritengono meglio:
"MESSAGGIO AI DUE MARO' 2013marzo9.1
Corrispondendo a un sentimento diffusissimo, di preoccupazione e solidarietà insieme, abbiamo ritenuto di fare le cosa più semplice: tramettere questi sentimenti a due nostri connazionali che la Pasqua, e chissà quante altre feste ancora, dovranno passarla lontani dagli affetti familiari.
Apriamo questo nuovo numero di giornale con questo messaggio:
Per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone
Vi siamo vicini, vicini, vicini...
Alberto Frizziero, direttore de "La Gazzetta di Sondrio"
La realtà non é o bianca o nera ma én caratterizzata quasi sempre da moltissime sfumature di grigio.
Né pregiudizio di innocenza, né di colpevolezza., Vorrei ricordare che secondo il nostro codice esistono tre gradi: la colpa, la colpa grave, il dolo. E poi le attenuanti e le aggravanti. Che esiste la legittima difesa e l'eccesso di legittima difesa. Che esistono le prove e gli indizi. Che esistono tre gradi di giudizio. Eccetera.
Vorrei ricordare che i due marò non erano in crociera. Erano di scorta ad una nave, giuste le intese internazionali, perché da quelle parti dopo secoli sono tornati i pirati che certe volte si travestono da pescatori.
Vorrei ricordare che a questo punto le scorte vanno ritirate lasciando le navi mercantili alla mercé dei pirati perché chi é quel folle che essendo di scorta va a corerre il rischio, sparando, di fare la fine dei due marò?
Vorrei ricordare che la disputa é se erano o no in acque internazionali e magari che se la nave non fosse andata in porto, attirata con un trabocchetto, non saremmo finiti in una situazione allucinante tenuto anche conto che si parla di un 500 morti indiani nel giro di un anno in quelle acque.
Vorrei ricordare il condizionamento che c'é stato per via delle allora prossime elezioni nello Stato del Kerala che su una superficie di poco superiore a una volta e mezza quella della Lombardia vede accalcarsi qualcosa come la metà della popolazione italiana con quel che ne consegue sotto il profilo sociale e tenuto anche conto della particolare situazione politica di quel lembo di India in fondo al triangolo
E vorrei infine rispondere alla domanda se mi fido della giustizia indiana. No. Non mi fido. Ci sono ragioni di differenze culturali (differenze senza fare graduatorie o evocare spettri di ghettizzazioni) che portano, esempio degli esempi, ad avere ancora la pena di morte.
Discorso a parte quello dei due pescatori.
"A meno di pensare che la vita di due pescatori indiani non valga nulla", Lei dice. Torno all'assunto iniziale: la realtà non é c solo bianca o solo nera. La perdita di vite umane sì che é una cosa solo nera, nera del lutto. Non il resto.
Verrà accertato come sono andate le cose ma intanto non c'é dubbio che la gestione della vicenda sia stata disastrosa al punto dal farci scrivere che la Giunta comunale di Pedesina, Comune più piccolo d'Italia, l'avrebbe gestita meglio. E di questa pessima gestione i cocci restano addosso ai due marò, in questo dunque vittime. E alle vittime si deve solidarietà, indipendentemente dalle conclusioni giuridiche o giuridicistiche.
f.