MARZO: PREGHIAMO INSIEME PER UNA MEMORIA CONDIVISA 11 3 10 49

inoltro questo pensiero (di un amico del Masci ex direttore della nostra rivista) che ci aiuta a ricordare che in fondo siamo stati uniti in tante occasioni e se ancora crediamo ad un'Italia unita e più forte nell'interesse e per il bene di tutti, dobbiamo dirlo senza paura a chi oggi pensa invece di distruggere e dividere quanto con tanta fatica è stato fatto in passato quando si pensava solo al bene comune e non agli interessi personali o ad inutili opere grandiose lasciando il conto ai nostri figli e nipoti

Luciano Leperdi

Carissimi amici, Carissime amiche,

Come sapete, il Segretario Generale della CEI, Mons. Mariano Crociata, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, ha invitato tutte le aggregazioni laicali a pregare insieme per il Paese, partecipando Giovedì 17 marzo alle 12,00 presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma, alla Santa Messa presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco Presidente della CEI.

Tuttavia, poichè ovviamente la maggior parte di noi non potrà essere a Roma per l'occasione, Vi vorrei proporre di celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia assistendo contemporaneamente, domani giovedì 17 Marzo, alla SS.Messa mattutina, ognuno nella propria chiesa. Saremo lontani nello spazio ma ci sentiremo uniti nella preghiera. Potremo insieme pregare per questa Italia che era un'unica realtà molto prima di essere un solo Stato. Infatti Scorre lo stesso sangue nelle vene dei liguri e dei siciliani occidentali. Le genti del Sannio campano hanno da duemila anni parenti e discendenti a Massa-Carrara. In Abruzzo, in Calabria e in Sicilia vivono gli eredi degli albanesi inviati da Scanderberg a metà del Quattrocento.

Potremo ringraziare Dio per la nostra lingua comune. Un fiorentino del Trecento ha costruito con questa lingua un monumento della letteratura universale; un milanese del l'Ottocento l'ha rimessa nel circuito popolare; a Natale, accanto al presepe, si cantano le strofe di un avvocato napoletano, vescovo e santo. Pregheremo ricordando le maestranze che da ogni regione italiana, nel Sei e nel Settecento, sono andate ad abbellire Roma, Napoli, Ferrara e Venezia. L'Ottocento ha portato i carbonai veneti in Toscana ed in Liguria; il Novecento ha visto le mondine abruzzesi e molisane nelle risaie piemontesi; i pescatori di San Benedetto del Tronto hanno circumnavigato lo stivale per stabilirsi alla foce del Magra, tra Liguria e Toscana. Ricorderemo insieme la gente del Sud che nel dopoguerra è salita, con una valigia di cartone come unico bene, a costruire strade, case e fabbriche nel Nord. Gli accenti meridionali risuonano ancora a Genova, a Torino, a Milano.

Sarà anche l'occasione per ringraziare Dio per i cristiani eminenti che hanno alimentato la crescita spirituale e umana dell'Italia: Per Bruno, fondatore dei certosini, che ha trovato la pace monastica sulle Serre della Calabria. Per Antonio che ha camminato dalla Calabria al Veneto prima di legare il suo nome a Padova. Per il veneto Gaetano di Thiene che ha servito il popolo, la gioventù, i poveri, i malati di Napoli. Per Luigi Orione, ligure-piemontese, sempre in prima linea nel soccorso ai terremotati di Messina e d'Abruzzo. Potremo nel raccoglimento ascoltare i maestri di unità: Don Puglisi, don Diana, il giudice Livatino, testimoni di verità fino al dono della vita, per il Nord, il Centro e il Sud. Sarà L'occasione per rivolgere un grato pensiero alla gente comune, che si è mossa tante volte per soccorrere il Paese ferito: i giovani impegnatisi a ripulire Firenze e i suoi tesori dal fango dell'alluvione, i tanti volontari accorsi per assistere le genti del Belice, dell'Irpinia, del Friuli ed ovunque la terra ha tremato, ricordando nel contempo le sorelle ed i fratelli scout, che in questi luttuosi eventi furono sempre in prima linea, giungendo da ogni parte d'Italia, operosi testimoni di capacità di servizio e solidarietà.

Potremo insieme riflettere che se oggi accettassimo l'idea che ogni territorio si tiene il "suo", significherebbe che non abbiamo più bisogno di fraternità e di solidarietà; di più, nel dividere la ricchezza, chi terrà conto dei debiti e dei crediti? E la storia? E la cultura?... Quanto valgono? Rifletteremo insieme se tutte queste cose si possano dividere, o non piuttosto solo condividere.

Potremo pregare insieme per gli anziani che hanno lavorato con impegno per costruire il presente, ma anche per i giovani che rifiutando il disimpegno si preparano a servire il bene comune. Potremo infine pregare per tutti noi, perchè il Signore ci conservi il grande dono dell'unità fraterna e solidale.

Se volete, oltre lo spazio, possiamo pregare insieme, per una memoria condivisa.

Francesco Marchetti A/S

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