PROVINCIA DI SONDRIO DA SOPPRIMERE? SOLITA BUFALA CICLICA 11 4 30 06

San Benedetto - Dal dicembre 2008 - La soluzione? - Sempre la stessa minestra - Venghino!

San Benedetto

Come le rondini, secondo il proverbio, 'a ogni San Benedetto sotto il tetto', così per alcuni stereotipi dall'andamento ciclico, taluni di fonte politica, altri prodotti da questo o quello studio. Il più gettonato, da circa 35 - 40 anni è il refrain sull'abolizione delle Province. Cominciò il Partito Repubblicano all'inizio degli anni settanta, quando entrarono in funzione le Regioni, con pienezza di poteri dal 1 aprile 1972. Seguirono tanti altri e, significativamente, di diverse parti politiche. Tutti a fare conti, a dimostrare lo spreco - se ce n'è basta tagliare! - ma quasi tutti non certo esaurienti sul post mortem, su cosa fare cioè di tutte le attività esercitate a livello provinciale. Disarmante la pochezza degli argomenti proposti, sostanzialmente fissati su due versanti: o passarle alle regioni o passarle ai Comuni.

Dilettantismo eretto a sistema.

Che si muova su questa linea il quotidiano Libero non scandalizza. Non spetta a noi, potrebbero dire quei giornalisti, proporre cosa fare dopo. Chi però ha veste ufficiale, parlamentare o politica, avrebbe il dovere, messa su un piatto l'abolizione, di porre sull'altro piatto della bilancia soluzioni compatibili e realistiche, non demagogia pura.

Dal dicembre 2008

Sul n. 35 del 20 dicembre 2008 questo giornale scriveva: "ABOLIAMO LE PROVINCE, DICONO IN TANTI" iniziando così l'articolo: "Eliminiamo le Province. Il quotidiano Libero raccoglie le firme, autorevoli esponenti by-partisan si esprimono in questo senso, Calderoli che dice "andiamoci piano, vediamo le diverse situazioni" non viene considerato per quel che dice, per gli argomenti che porta ma le sue argomentazioni vengono considerate di natura politico-partitica ovvero la difesa delle Presidenze leghiste (che poi sono poche e solo in Alta Italia)".

In realtà - prose il testo - "Il fatto è che si tratta di un déja vu.. e poi la constatazione che le Province di Milano, Roma, Napoli e alcune altre erano cosa superata" con lo " strapotere del Comune capoluogo rispetto ai Comuni-cintura.. " Paradigmatico il seguito: "" Non passa nell'anticamera del cervello di tanti la semplice considerazione che altro è il caso della Basilicata che ha meno di 600.000 abitanti e 131 Comuni in due province ed altro è il caso della Lombardia che ha quasi nove milioni e settecentomila abitanti distribuiti in 1546 Comuni in 11 (12) province.

1546 Comuni, 78 dei quali in provincia di Sondrio, dovrebbero far capo direttamente al Pirellone per tutta quella serie di problemi che esulano dalla rispettiva circoscrizione amministrativa mentre una serie di problemi, quali ad esempio quelli concernenti la diffusa rete stradale provinciale oppure quelli concernenti gli edifici scolastici - che nessun Comune sarebbe così folle di accettare, per fare un solo esempio, pensando ai quotidiani problemi di manutenzione - dovrebbero essere scaraventati a Milano, lontani dalla gente. L'abolizione delle Province nelle situazioni non metropolitane porterebbe inevitabilmente alla creazione di altre strutture, consortili o societarie, di area vasta ma non su dimensione regionale.

La soluzione?

In ogni modo il problema è molto semplice. Dato il problema Lombardia - 1546 Comuni in poco meno di 10 milioni di abitanti - soppresse le Province come si pensa di organizzare la situazione successiva in modo tale che i cittadini non ne abbiano a soffrire? Se qualcuno ha una soluzione realisticamente accettabile la tiri fuori. Fino ad ora nessuno l'ha trovata. Sarebbe irresponsabile siccome la soluzione non si trova far finta che questi problemi non esistono.

L'articolo di allora si concludeva con l'invito, prima di pontificare, a collegare la bocca al cervello nel senso di avere quantomeno studiato l'argomento che si vuol trattare. Per esempio rispondendo alla domanda posta dianzi e che ripetiamo: "come si pensa di organizzare la situazione successiva in modo tale che i cittadini non ne abbiano a soffrire?".

Sempre la stessa minestra

Da questo articolo sono passati due anni, quattro mesi e una settimana ma le tematiche restano le stesse così come l'insufficienza delle argomentazioni dei fautori della soppressione.

L'ultima trovata, vestita di scientificità, viene da uno studio, pubblicato con grande rilievo dal quotidiano "La Provincia di Sondrio". Autore è il sen. Marco Stradiotto del PD che si è posto il problema della sopravvivenza delle Province o meno sulla base dei dati di bilancio 2008. Uno studio utile a disarticolare la spesa complessiva lungo cinque diversi canali, pervenendo alla conclusione, in particolare, che le Province per restare in vita debbono avere più di 200.000 abitanti, svolgere determinati servizi e fare certi investimenti.

Apprezzabile lo studio come tutti quelli che confrontano realtà diverse e giovano alla trasparenza, ma l'apprezzamento si ferma qui. Mancano due elementi fondamentali:

1) Il territorio. Assurdo non tener conto anche di questo aspetto visto che la situazione italiana presenta differenze profonde. Vediamo, per fare un solo esempio, Chieti e Pescara. Le due insieme hanno un territorio di poco superiore al nostro con i due capoluoghi siti a un tiro di schioppo (18 km). Vediamo le Province maggiori, quelle che non hanno più un senso il capoluogo dominando tutta la scena, da fare sparire per lasciare le aree metropolitane.

2) Il dopo. I fautori delle soppressioni che dicono di passare le competenze alle Regioni vengano a vedere cosa succederebbe in Lombardia dove 1546 Comuni dovrebbero fare riferimento, per ogni questione debordi anche poco dal loro ambito, alla regione. Meglio, per qualcuno anche, a oltre 200 km, all'impiegato regionale di turno magari di Pordenone o Canicattì o Portoferraio che manco magari sanno dove sia non il piccolo comune di Pedesina ma magari neanche quello di Sondrio. Ci sono però quelli che dicono di passare le competenze ai Comuni. Vengano anche questi a vedere in Valtellina a chi e come passare le competenze, visto che una trentina sono sotto i 1000 abitanti, due soli oltre i 10.000 e 4 tra i 5 e i 10.000.

Venghino!

Venghino, venghino. Venghino in Valtellina lorsignori sacerdoti della soppressione. Venghino a vedere, ad approfondire, a studiare la nostra situazione. Ci dicano come avrebbero risolto problemi fondamentali per la nostra terra senza l'Istituzione Provincia. Ci dicano come, se vincessero loro, organizzare la vita amministrativa in Valtellina e Valchiavenna. Sicuramente tornerebbero a casa loro rivedendo, se intellettualmente onesti, in modo drastico la loro posizione.

GdS

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