GUERRA. UNA LEZIONE VIENE DAL PASSATO (1 marzo 2006)

Siamo in guerra. Al Liceo fra le altre cose non di questo aberrante contesto ci hanno insegnato che "historia magistra vitae". Non sono in molti a ricordarselo nè i giovani a imparandolo. Partendo da questa considerazione c'è venuto in mente di fare un tuffo nel Medio Oriente, non oggi ma in un diverso contesto, sempre in clima di guerra. Non  scriviamo ma andando alla ricerca del passato abbiamo trovato un articolo che merita attenzione. Lo riportiamo integralmente:

L'ARTICOLO DEL 1.3.2006 DAL TITOLO: Guerra. Contro. Indipendentemente da qualsiasi posizione politica

Non occorre spendere molte parole per dichiarare una

posizione contraria a questa guerra, indipendentemente da
qualsiasi posizione politica.

Troppe le dichiarazioni, in un senso o nell'altro, che,
volontariamente o meno, si colorano di strumentalizzazione.

Eliminiamo gli equivoci.

1) Essere contro la guerra non significa essere, neppure
indirettamente, dalla parte di Saddam. Sciocca, o
strumentale, ogni valutazione diversa.

2) Siamo tutti per la pace, viene ripetuto in questi giorni,
come per evitare che si pensi che chi difende la posizione
degli Stati Uniti sia per la guerra. D'accordo, ma il
problema non é questo.

3) Il problema é "questa" guerra, come motivata. O meglio,
con motivazioni che per strada sono via via cambiate. Sono
cambiate perché in realtà, pur avendo ciascuna di esse una
sua logica, in realtà non erano quelle reali. Quelle vere le
abbiamo spiegate tempo fa in uno dei nostri articoli. E, col
passare del tempo, a loro conferma segue ulteriore
conferma...

4) La pace non a qualsiasi costo. La prima guerra del Golfo
era inevitabile come allora abbiamo, in ogni sede,
sostenuto. Lo stesso Pontefice ha testualemnte dichiarato "Ma vorrei pure ricordare ai Paesi membri delle Nazioni
Unite, ed in particolare a quelli che compongono il
Consiglio di Sicurezza, che l’uso della forza rappresenta
l'ultimo ricorso, dopo aver esaurito ogni altra
soluzione pacifica, secondo i ben noti principi della stessa
Carta dell’ONU".

5) Nella posizione contraria a questa guerra si ritrovano
persone di differente credo religioso o politico, persone di
ogni ceto e di ogni condizione culturale o sociale. Nessuno
ha il diritto di mettere il contrassegno a questo movimento
che é mondiale, con una intensità e con caratteristiche mai
avutesi in passato

6) Non é in ballo solo la sorte di Saddam, il futuro dell'Irak,
ma molto di più: il nuovo assetto del mondo. Si tratta di un
problema di tutti e tutti sono chiamati a un impegno,
nell'ambito delle loro possibilità (ai limiti, siamo in
democrazia, anche su posizione opposta).

Ci sono anche altri, quelli che si sottraggono, per
opportunità o per comodo, a una scelta. Vale il detto del
poeta: "Non ti curar di lor ma guarda e passa". I pavidi
sono sempre esistiti. Omuncoli.

GdS 18 III 03  www.gazzettadisondrio.it

a.f.

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